Il 18 settembre è stato pubblicato il volume León XIV. Ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI (Penguin Random House, 2025), della giornalista Elise Ann Allen. Si tratta della prima sistematica ricostruzione biografica del nuovo pontefice, Robert Francis Prevost, eletto lo scorso maggio, che contiene anche un’ampia intervista esclusiva.
Diversi i temi su cui Papa Leone si sofferma e su cui la stampa nazionale e internazionale ha già dato ampio risalto. Tra questi temi non potevamo non “pescare” le “parole nuove” riguardanti l’ambito dell’intelligenza artificiale, per individuare eventuali nuove coordinate da sottoporre a riflessione .
Nelle pagine di questa newsletter, abbiamo più volte riletto il magistero della Chiesa in materia: dal richiamo di Giovanni Paolo II all’uso “umano e solidale” della tecnica, alle intuizioni di Benedetto XVI sul rapporto tra etica e progresso scientifico, fino alle prese di posizione di Francesco, che ha dedicato messaggi e discorsi specifici alla rivoluzione digitale e all’IA.
Con Leone XIV, oggi, questo filone si prolunga e assume toni ulteriormente concreti, legati soprattutto - par di capire - al mondo del lavoro e alla sfida della verità.
La crisi che si preannuncia
Innanzitutto, rispondendo evidentemente alle domande della giornalista, il Papa non nasconde la portata epocale delle trasformazioni in corso e a questo riguardo dice:
«Si automatizamos el mundo entero y solo unas pocas personas tienen los medios no solo para sobrevivir, sino para vivir bien, para tener una vida significativa, hay un gran problema, es un enorme problema que se avecina» (p. 255).
Il riferimento è chiaro: se l’IA diventa strumento di esclusione anziché di emancipazione, rischia di acuire il divario sociale e di privare milioni di persone del diritto a un lavoro dignitoso. È un’eco diretta della Rerum Novarum di Leone XIII, che a fine Ottocento affrontava le ferite della rivoluzione industriale; ed è anche il prolungamento di Laudato si’ e Fratelli tutti, dove Francesco indicava la necessità di una tecnologia orientata al bene comune.
Umanità e relazioni
L’altro grande snodo è quello antropologico:
«Nuestra vida humana tiene sentido no por la inteligencia artificial, sino por los seres humanos y el encuentro, por estar unos con otros, por crear relaciones y por descubrir en esas relaciones humanas también la presencia de Dios. Va a ser muy difícil descubrir la presencia de Dios en la IA. En las relaciones humanas, podemos hallar al menos signos de la presencia de Dios» (p. 273).
Leone XIV recupera così una dimensione classica del pensiero cristiano: l’uomo è un essere in relazione, chiamato alla comunione. Un linguaggio che richiama la riflessione di Benedetto XVI in Caritas in veritate, quando affermava che la tecnica “mai è solo tecnica”, ma esprime sempre una visione dell’uomo. La fede cristiana, ricorda il Papa, non demonizza gli strumenti, ma indica che il senso della vita non si trova in essi, bensì nell’incontro reale e personale.
Fede e ragione scientifica
Un terzo passaggio riguarda la relazione tra fede e scienza:
«La Iglesia no está en contra de los avances de la tecnología, en absoluto, pero perder la relación entre la fe y la razón científica, creo que deja a la ciencia como una cáscara vacía y fría, que hará un gran daño a lo que es la humanidad y de lo que esta se trata. Y el corazón humano se perdería en medio del desarrollo tecnológico, tal como están yendo las cosas ahora» (p. 274).
Qui Leone XIV sembra riprendere la lezione di Giovanni Paolo II nella Fides et ratio: la scienza senza etica diventa sterile, incapace di orientare l’uomo verso il bene. L’IA, se privata di un orizzonte di senso, può ridursi a potenza calcolante che indebolisce invece di rafforzare l’umanità.
Verità e inganni digitali
Infine, un terreno più immediato e quotidiano: quello della verità nell’era dei deep fakes e delle manipolazioni digitali. Il Papa racconta un episodio concreto:
«Alguien me pidió recientemente autorización para crear una versión artificial de mí… Yo dije: “No voy a autorizar eso”. Si hay alguien que no debería ser representado por un avatar, me parece, es el papa» (p. 274).
Poi aggiunge:
«Insisto en que no estoy en absoluto en contra de la inteligencia artificial. En el mundo de la medicina, han sucedido grandes cosas gracias a la IA, y también en otros campos. Sin embargo, hay un peligro en esto, porque terminas creando un mundo falso y entonces te preguntas: ¿qué es la verdad?» (p. 274)
L’aneddoto, oltre a far sorridere, tocca un nodo cruciale: come discernere il vero dal falso in un ambiente informativo sempre più fragile. Francesco, nei suoi ultimi messaggi per la Giornata delle Comunicazioni Sociali, aveva più volte denunciato il pericolo delle fake news. Leone XIV rilancia, aggiungendo un elemento personale: non tutto può essere replicato digitalmente, non tutto può essere ridotto ad algoritmo.
E con questa, sono 13 le occasioni che abbiamo documentato finora, circa i riferimenti di Leone XIV all’intelligenza artificiale. Tutti ricorderanno il primo riferimento nell’incontro con i Cardinali il 10 maggio, spiegando la scelta del nome. Con l’intervista alla Allen si aggiungono ulteriori tasselli di un magistero che si pone senza dubbio in continuità con i precedenti.
Del resto, non potrebbe essere diversamente: alla Chiesa sta semplicemente a cuore l’uomo e il suo sviluppo integrale.
Prima di salutarci vi ricordo il nostro 10º e ultimo appuntamento con il Lessico dell’IA, di questo pomeriggio alle ore 16. Avremo con noi il filosofo Bruno Mastroianni (Università di Padova), con il quale affronteremo il tema del SILENZIO. Ci si può ancora iscrivere qui.
Qui è possibile rivedere gli streaming precedenti.
Alla prossima!




